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Anime vari (4a parte)
- Remi, Le Sue Avventure (+ mp3 e
cover 45 giri)
- Charlotte (+ mp3)
- Peline Story (+ mp3 e cover 45 giri)
- La Principessa Zaffiro
(+ mp3)
- L'Ape Magà
(+ mp3)

Remi, Le Sue Avventure (Rittai Anime Ienaki Ko)
(
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della sigla di "Remi, Le Sue Avventure")
Dopo il successo di Heidi e Candy Candy il personaggio dell’orfanello fu
sfruttato senza pietà dall’industria dell’animazione nipponica; uno dei
più famosi passati da queste parti fu senza dubbio Remi, timido bambino
trovatello che gira per la Francia ottocentesca al seguito di un suonatore
ambulante e del suo nutrito gruppo di animali (tre cani ed una scimmietta di
nome Jolie-Coeur).
Il viaggio ha lo scopo di ritrovare la madre di Remi secondo un copione
abbastanza collaudato di questo genere di cartoni che vede di solito l’incontro
del protagonista con una persona solitaria ed un po’ misantropa (qui
identificata dal suonatore ambulante Vitali) che ricomincerà ad amare la vita
ed il mondo grazie al suo nuovo amico per il quale da ora in poi rappresenterà
la sua famiglia oltre a fargli da mentore.
Il tema del viaggio rappresenta la solita metafora del passaggio dall’infanzia
all’età adulta attraverso le difficoltà che si presentano man mano.
A circa metà della vicenda di solito avviene l’incontro con un personaggio
che altro non è che lo scopo ultimo del viaggio stesso ma che per svariati
motivi (amnesie, mancanza di un segno di riconoscimento o biechi ricatti) non si
rivela.
E’ il caso della mamma di Remi che viene incontrata ma non riconosciuta se non
in un secondo tempo e cioè solo dopo che il ragazzo è passato attraverso l’ultima
prova che gli conferirà la piena maturità, la morte del suo amato mentore e l’affrontare
la vita da solo.
Tratto da “Senza Famiglia” dello scrittore francese Hector Malot l’anime
riscosse un discreto successo in Italia anche perché fu legato ad una campagna
pubblicitaria che lo presentò come il primo cartone in 3D trasmesso dalla TV ed
all’uopo il Radiocorriere TV regalò degli occhialini in plastica di colore
grigio che, a suo dire, avrebbero reso possibile il miracolo.
In realtà il discorso era solo legato ad una tecnica di animazione con uso di
fondali separati che conferiva più profondità alla scena ma, forte del
successo di “Che combinazione” in cui furono realmente fatti degli
esperimenti in tal senso, la RAI sfruttò a suo favore questa peculiarità.


Charlotte
(Wakasuka No Charlotte)
(
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della sigla "La Canzone Di Charlotte")
Come sfortuna la piccola Charlotte è seconda solo a Candy Candy, le
disgrazie che si abbattono sul piccolo capo della protagonista sono tante
che farebbero perdere la pazienza persino al Mahatma Gandhi.
La vicenda ha inizio in Canada e precisamente nel Quebec. Charlotte vive
in una fattoria con suo padre, giovane rampollo di una nobile famiglia
francese con cui è in rotta, e una famiglia di mezzadri non troppo
simpatici; la madre della piccola sta arrivando dall’Europa a bordo di
una nave ed il padre decide di recarsi al porto a prenderla.
Mal gliene incoglie visto che la nave naufraga e lui, nel tentativo di
portare soccorso alla moglie fa la fine del topo.
Charlotte si ritrova quindi sola con la fattoria da gestire, insidiata
ogni giorno dalla famiglia di mezzadri che, vista l’occasione
favorevole, cercano di impossessarsi della proprietà assieme ad un ricco
proprietario terriero del luogo.
Per fortuna Charlotte, che non ha mai smesso di credere che la madre si
sia salvata dal naufragio, è aiutata da due amici: Sandy, un ragazzo che
vive in una fattoria vicino e che nutre per lei un affetto profondo ed il
“Cavaliere”, misterioso ragazzo biondo che appare col suo cavallo
bianco per aiutare la bambina nei momenti di maggiore difficoltà.
Dopo varie disavventure Charlotte viene richiamata dal nonno in Francia;
questi infatti intende educare la nipote come si conviene ad una ragazzina
di buona famiglia ma, almeno per il momento, solo per amore del buon nome
del casato.
Per convincerla a trasferirsi gli fa sapere che la madre è viva e vegeta
presso di lui ma, quando la bimba arriva presso la villa la donna che si
presenta come sua madre non la convince per nulla.
Si tratta infatti della zia che si è prestata ad un bieco trucco per
acquisire prestigio davanti al vecchio nobile; ma il destino ha in serbo
altre sorprese: infatti la vera madre di Charlotte si rivelerà alla figlia,
la quale scoprirà che il nonno è adirato con lei in quanto la incolpa di
avergli portato via il suo unico figlio.
Per Charlotte la vita alla residenza del Duca de Mounfort (questo è il
nome del nonno) si rivelerà una nuova avventura al termine della quale
avrà la gioia di poter tornare a casa in Canada con la benedizione del
nonno che gli promette di farle visita al più presto.
E bene farà visto che in sua assenza i nemici di Charlotte sono riusciti
a mettere le mani sulla sua fattoria ma gli sforzi del Cavaliere, di Sandy
e poi l’intervento risolutivo del nonno alla fine della serie
rimetteranno le cose a posto.
La fine della storia vede il duca rappacificarsi definitivamente con la
nuora e con la nipotina, felice di avere ritrovato una famiglia che
credeva perduta.


Peline Story
(Peline Monogatari)
(
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della sigla di "Peline Story")
Secondo cartone tratto dalla produzione letteraria di Hector Malot, e
precisamente dal romanzo “In famiglia” (che fantasia…..sic!!), riprende
il tema dell’orfanella ma con una differenza sostanziale: qui all’inizio
la protagonista vive ancora con la madre che morirà durante la vicenda.
La storia inizia in India dove Peline vive con i genitori senonchè il padre
muore ed alla madre non resta che intraprendere un lungo viaggio alla volta
della Francia ove vive il nonno della ragazzina, ricco industriale ed unico
parente rimasto alle due.
Ma la tragedia è in agguato: durante il viaggio, compiuto per la maggior
parte a bordo di un carro trainato da un somarello, la madre di Peline si
ammala gravemente e muore lasciando la figlia sola ad affrontare le insidie
del mondo.
Disperata, Peline non sa proprio come fare ad affrontare da sola un così
lungo viaggio pieno di difficoltà e di insidie. Non le resta che cercare un
lavoro che le permetta di sopravvivere. Inizia così la sua bizzarra avventura
di fotografa ambulante, che la porterà di città in città, fino alla casa
del nonno, che raggiungerà dopo molti mesi.
La ragazza conosce molto bene le vicende della sua famiglia e sa che il nonno
non l’accoglierà a braccia aperte in quanto non ha mai perdonato al figlio
di averlo abbandonato per sposare una donna indiana (la sindrome di
Charlotte??).
Da quel giorno il vecchio si è sempre più isolato dal mondo lasciando l’amministrazione
della sua fabbrica a due tipi senza scrupoli, un nipote arraffone e un
vicedirettore freddo e opportunista.
Inoltre il nonno è diventato cieco a causa di una malattia, forse causata dai
dolori subiti; alla luce di tutto ciò Peline decide di non rivelare subito la
sua vera identità e si fa assumere nella fabbrica di famiglia sotto il falso
nome di Olerie.
Grazie al suo carattere dolce ed ottimista riesce pian piano a conquistare la
fiducia del vecchio industriale, che la promuoverà sua segretaria personale,
fino a convincerlo ad affrontare un delicato intervento chirurgico a cui non
si è mai voluto sottoporre che potrebbe ridargli la vista perduta.
Il finale è quindi uno di quelli strappalacrime. Il nonno infatti riacquista
la vista e riconosce nella ragazza la nipote che lui non aveva mai voluto
conoscere, per via della somiglianza col figlio, accogliendola così nella sua
casa e ricominciando a sorridere alla vita.
Una piccola curiosità, all’inizio il nome della protagonista doveva essere
italianizzato in Valentina, tanto che Giorgia Lepore aveva già inciso il 45
giri dal titolo “Valentina”; poi all’improvviso si decise di lasciare il
nome originale di Peline e nella canzone il nome “Valentina” fu sostituito
con il sostantivo “ragazzina”.


La Principessa Zaffiro
(Ribon No Kishi)
(
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della sigla "La Principessa Sapphire")
Dalla matita del grande maestro Osamu Tetzuka ecco che arriva da noi una
delle serie più divertenti che io abbia mai potuto ammirare sul piccolo
schermo.
In un medioevo fantastico alla fratelli Grimm si snodano le avventure di
Zaffiro, principessa del regno di Silverland, che per poter salire al trono è
costretta a fingersi un maschio; in caso contrario la corona spetterebbe al
figlio dello zio che ovviamente cerca in tutti i modi di smascherare la
ragazza ricorrendo a mille artifici che, fortunatamente, si ritorcono sempre
contro il suo ideatore.
A dargli man forte troviamo il barone Nilan, sciocco cortigiano assetato di
potere, e più avanti la fantomatica “Lega X”, un organizzazione segreta
che ambisce a prendere il potere.
Per fortuna che Zaffiro può contare su alcuni amici fidati come il suo angelo
custode Cioppy ed il principe Franco del vicino regno di Goldland che si è
innamorato di Zaffiro dopo averla vista per una volta in abiti femminili.
Peccato che quando la reincontra in abiti maschili non la riconosca... mistero!!!
La storia va avanti con intrighi e duelli a cappa e spada fino alla tragedia,
e cioè fino alla scoperta del segreto di Zaffiro a causa di un diabolico
complotto dello zio assieme alla “Lega X”.
Tutto sembra perduto ma la forza della ragazza, aiutata dal principe Franco
che ormai l’ha riconosciuta (alla buon’ora!!!) riuscirà a ribaltare la
situazione ed a far trionfare il bene.
La serie si chiude con il matrimonio di Zaffiro con Franco e l’invio da
parte di Cioppy, che esaurito il suo compito è ritornato in paradiso, di una
cicogna con fagotto annesso.


L'Ape Magà (Konchu Monogatari Minashigo Hutch)
(
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della sigla "L'Ape Magà")
Se prima abbiamo esaminato i concentrati di sfiga che riguardano gli esseri
umani per il regno animale sicuramente la palma spetta all’ape Magà, sia
per le disgrazie che gli capitano personalmente sia per la rogna che porta a
chiunque le stia vicino.
Cominciamo subito dall’inizio in cui Magà viene separata dalla madre, l’ape
regina, a causa di un attacco di vespe; inizia così una vita solitaria (cosa
terribile per un ape, l’insetto sociale per eccellenza) in un mondo popolato
da insetti di ogni tipo che vivono in villaggi con usi e costumi ispirati ad
un Giappone medioevale.
In ogni puntata fa conoscenza con diversi esponenti del micromondo e vive ogni
sorta di avventure trovandosi spesso a combattere con crudeli insetti
predatori, immancabilmente in ogni episodio qualcuna delle nuove conoscenze
della nostra amica ape ci lascia la pelle ed allora... fiumi di lacrime come
non se ne sono viste in nessun’altro anime.
Finalmente dopo un interminabile viaggio riesce a ritrovare la sua famiglia,
prima la sorella di nome Maya (con la Y per non confonderla con l’altra ape)
e poi la madre, non prima di aver combattuto contro una mostruosa mantide
religiosa cieca da un occhio che Magà riesce a sconfiggere ed a riportare al
bene (potenza dei buoni sentimenti).
Tale fu il successo di questa serie che ne fu prodotto un seguito in cui Magà
assieme alla sorella volano per la foresta in cerca di nuove avventure (e di
nuovi guai per loro e per gli altri!!!)
Due curiosità:
1) Magà in realtà è un fuco e si chiama Hutch, il nome di Magà gli
fu dato in Italia per ricordare l’ape Maia.
2) Ultimamente la serie di Magà è stata riproposta in una edizione
rinnovata e priva di tutte le connotazioni drammatiche, infatti non muore
più nessuno.
 
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