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i cartoni visti da Guimug
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Anime spaziali e super-robots

- Atlas Ufo Robot (+ 2 mp3 e 2 cover 45 giri)
- Mazinga Z
(+ mp3 e cover 45 giri)
- Il Grande Mazinga
(+ mp3 e cover 45 giri)
- Jeeg Robot
(+ mp3 e cover 45 giri)
- Daitarn III
(+ mp3 e cover 45 giri)


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Atlas Ufo Robot (Ufo Robot Grendizer)
( scarica l'mp3 della sigla di "Ufo Robot")
( scarica l'mp3 della sigla "Goldrake")

Squillino le trombe, si levino le bandiere: entra in scena il re dei cartoni della nostra adolescenza, lui, il solo, il mitico , l’incontrastato Goldrake.
In un anonimo tardo pomeriggio del quattro Aprile 1978 sugli schermi della rete due della RAI faceva la sua comparsa un cartone animato completamente diverso da qualsiasi visto fino ad allora.
Qui non c’erano animaletti parlanti, tenere pastorelle alpine o marinai mangiatori di spinaci; c’erano invece degli extraterrestri cattivi e brutti, astronavi e giganteschi robot che combattevano fra loro e, cosa assolutamente fuori da ogni logica per un cartone, il cattivo veniva ucciso.
Era cominciata l’era dei robottoni Giapponesi che ci avrebbe accompagnato con numerosissime produzioni per tutti gli anni ottanta.
Il terremoto che ne seguì fu immenso, le associazioni di genitori insorsero contro la RAI rea (bel bisticcio..), a loro dire, di trasmettere programmi diseducativi ed inneggianti alla violenza, si diede la colpa a Goldrake dell’aumento della criminalità giovanile nelle scuole e si arrivò persino ad una interrogazione parlamentare da parte del governo.
Qui contro il mostro spaziale “Ignoranza & Burocrazia” Goldrake riportò la sua più bella vittoria senza l’utilizzo di nemmeno un missile!!!!
Ci potemmo godere quindi tutte e tre le serie del nostro beneamato robottone e del suo pilota Actarus che, catapultato sulla terra dalla stella Fleed distrutta dalle armate della stella Vega, viene adottato dal dott. Procton, eminente scienziato astrofisico e lavora presso la fattoria “Betulla Bianca” di proprietà di un simpatico vecchietto di nome Rigel e dei suoi due figli Venusia e Mizar.
Ma la tranquillità non può durare, infatti le armate di Vega decidono di attaccare la terra ed Actarus, seppure a malincuore visto che è un pacifista per indole, decide di riprendere le armi contro il mortale nemico per difendere la Terra che ormai considera la sua seconda patria.
A dargli man forte (sic!!) troviamo Alcor, un giovanotto che lavora al centro di Procton e che ha costruito un disco volante che di solito in battaglia dura meno di cinque minuti per finire rovinosamente abbattuto.
La guerra si protrae per lunghi episodi ricchi di combattimenti contro robot spaziali sempre più agguerriti e stravaganti fino allo scontro finale col tiranno Vega che verrà eliminato da Goldrake.
La serie si conclude col ritorno di Actarus sul suo pianeta natale in compagnia della sorella che aveva ritrovato alla fine della seconda serie; anche lei era scampata al massacro della stella Fleed e si era rifugiata sulla terra.
Una curiosità: Goldrake arriva a noi prima di altri due robottoni famosi Mazinga Z e il Grande Mazinga che in realtà sono antecedenti ed Alcor altri non è che il pilota del primo.
Infatti quando arriva al centro di Procton con il suo disco, al rivedere il monte Fuji ha un flash back delle battaglie passate che ci viene mostrato ma che, non conoscendo gli antefatti, sembra non c’entrare nulla con la vicenda.

   

   

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Mazinga Z (Majinga Zetto)
( scarica l'mp3 della sigla di "Mazinga Z")

Prototipo dei robot da combattimento Mazinga Z nasce in Giappone nel 1972 ma in Italia non lo vedremo prima del 1980 quando potrà contare sull’effetto traino di altre due produzioni dello stesso autore, il maestro Go Nagai, e precisamente Atlas Ufo Robot e il Grande Mazinga.
Grave errore se si pensa che il Grande Mazinga è la naturale continuazione di Mazinga Z ma in RAI non badano a queste sottigliezze e le TV private hanno già trasmesso l’altro che ha il pregio di essere più spettacolare dal punto di vista grafico.
La storia parte con Koji Kabuto (da noi ribattezzato Rio, nel Grande Mazinga di nuovo Koji e in Atlas Ufo Robot è Alcor…..ce n’è abbastanza per una crisi d’identità) che riceve dal nonno morente l’incarico di prendere in consegna un gigantesco robot da lui costruito e di imparare pilotarlo perché di li a poco la terra sarà in pericolo.
Il nonno infatti è rimasto vittima degli sgherri del dott. Hell (o Inferno), classico scienziato pazzo ed arrivista che vuole conquistare il mondo sfruttando la tecnologia robotica segreta scoperta tra le rovine dell’antico popolo di Micene.
Koji prende quindi il robot e aiutato da Sayaka, la figlia di un collega del nonno direttore di un centro di ricerche sull’energia foto-atomica, pian piano prende confidenza con i comandi del robot affrontando e distruggendo i mostri meccanici inviatigli contro dal dott. Hell
Come tutte le serie robotiche anche Mazinga Z è composta da episodi auto-conclusivi legati da un minimo filo conduttore che ci prepara allo scontro finale, che però non abbiamo mai visto in Italia visto che la RAI, forse per evitare guai come con Goldrake, interruppe a metà la serie tralasciando tutta la parte finale che fa da raccordo con la serie seguente ( il Grande Mazinga)
Infatti Hell, visti fallire tutti i suoi attacchi chiede aiuto al Generale Nero, comandante delle armate delle tenebre del popolo di Micene che, ben lungi dall’essere sparito si era rifugiato nel sottosuolo.
Questi gli manda in aiuto il Duca Gorgon, un essere mezzo uomo e mezzo tigre, ma anche con il suo aiuto Hell verrà sconfitto e ucciso.
La guerra sembra finita senonchè Gorgon scatena contro Mazinga Z un attacco con i suoi mostri guerrieri, ben diversi da quelli di Hell, e Koji se la vede davvero brutta ma quando sembra che il povero Mazinga Z debba essere distrutto ecco arrivare in suo aiuto il Grande Mazinga che elimina i mostri di Gorgon e comunica che da ora in poi sarà lui ad assumersi il compito difendere la Terra.
Di seguito qualche immagine tratta da quest’ultimo episodio:

   

   

   

   

 

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Il Grande Mazinga (Gureto Majinga)
( scarica l'mp3 della sigla di "Il Grande Mazinga")

Dopo la battaglia che ha visto la quasi distruzione di Mazinga Z, è il Grande Mazinga che si assume l’onere di difendere il pianeta dalle ire di conquista dell’Imperatore delle Tenebre, feroce despota del popolo di Micene che ha come sottopostoli i già citati Generale Nero e Duca Gorgon, nonché il Ministro Argos.
Il Grande Mazinga, pilotato da Tetsuya Zurugi, è la versione aggiornata e potenziata del vecchio Mazinga Z ed è stato costruito dal professor Kenzo Kabuto, figlio di quel Kabuto costruttore di Mazinga Z, ma da tutti ritenuto morto con la moglie in un incidente nucleare.
Infatti del professore originario rimane solo il cervello e poco altro, il tutto impiantato su di un corpo di cyborg.
Egli è quindi il padre di Koji e del fratellino Shiro ( che per metà serie vivrà alla base con lui e non gli verrà mai il minimo dubbio, e dire che si chiamano tutti e due Kabuto……mah!) ma gli lo ha tenuto nascosto per non sconvolgerli a causa del suo corpo meccanico.
Sostanzialmente l’ossatura della storia non cambia, tanti combattimenti con nemici sempre più agguerriti, nuovi personaggi che si presentano come la bella Jun Hono, pilota del robot Venus Ace e che si ritrovano come la banda di Boss con il loro squinternato robot di latta.
A metà della serie in un epico combattimento all’arma bianca che secondo me è una delle sequenze più belle di tutto il panorama robotico, il Grande Mazinga riesce a eliminare il Generale Nero che però verra sostituito dal Gran Maresciallo del Demonio che altri non è che il dott. Hell resuscitato dall’Imperatore delle Tenebre ed impiantato su un corpo di cyborg.
Si arriva quindi, tra scontri sempre più cruenti alla battaglia finale in cui, a causa delle preponderanti forze la sorte dei nostri eroi sembra segnata; ma a saldare il suo debito di gratitudine arriva Koji Kabuto con il suo Mazinga Z a dare manforte.
L’azione combinata dei due robot ha successo e per le ultime quattro puntate vedremo agire insieme i due Mazinga, non senza difficoltà visto che la gelosia di Tesuya ( orfano) nei confronti di Koji per la sua felicità nell’aver ritrovato il padre che credeva morto causerà molti problemi soprattutto nell’ultimo scontro dove, dando prova di grande affetto ed abnegazione, il dott. Kabuto si schianterà sulla fortezza nemica rimanendo ucciso nell’impatto.
Il suo sacrificio però darà la possibilità a tutti i combattenti di riunirsi ed abbattere una volta per tutte il nemico.
Alla fine della serie Koji parte per gli Stati Uniti ove, come ci viene annunciato, ha in progetto la costruzione di un disco volante……con cui tornerà in Giappone e incontrerà un altro strano personaggio con un grande robot di nome Goldrake.

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Jeeg Robot (Kotetsu Jeeg)
( scarica l'mp3 della sigla di "Jeeg Robot")

Personaggio da molti ritenuto secondario nelle saghe robotiche di Go Nagai, appare sui nostri teleschermi nel 1979 ed immediatamente riscuote un successo pari forse a quello di Goldrake; fin dalle prime puntate si capisce che Kotetsu Jeeg (Jeeg d’acciaio n.d.t.) rompe gli schemi con i classici robotici visti finora.
In questa produzione l’eroe di turno (Hiroshi Shiba) non è semplicemente il pilota del robot, ma ne è parte integrante in una sorta di simbiosi cibernetica, che lo porta ad essere il primo esempio di robot senziente (per vederne un altro dovremo aspettare Astroganga), con tutti i pregi e i difetti che questo può comportare.
Hiroshi infatti è molto più vulnerabile durante i combattimenti di qualsiasi altro pilota di robot, in quanto i colpi ricevuti arrivano direttamente al suo corpo, ed in più di una puntata se la vede veramente brutta.
Inoltre la schiera dei cattivi in questo cartone è caratterizzata molto bene tanto da fare appassionare il pubblico anche alle loro vicende, spesso e volentieri sono molto più espressivi del personale della base di Jeeg.
La vicenda inizia quando il giovane Hiroshi Shiba perde il padre, noto archeologo, ucciso dagli emissari del misterioso Regno Yamatay che vogliono la restituzione di una mitica campana di bronzo ritrovata dal professore, e che cela al suo interno il segreto per riportare agli antichi splendori l’antico impero da troppo tempo confinato nel sottosuolo.
Prima di morire il professor Shiba riesce a consegnare ad Hiroshi un pacchetto contenente un paio di guanti, e un piccolo ciondolo raffigurante una testa robotica.
Tramite un computer in cui il professore, temendo per la sua vita, aveva immagazzinato tutto il suo sapere il ragazzo viene messo al corrente della minaccia che incombe sulla terra, e del ruolo che avrà da quel momento: egli sarà Jeeg, il robot d’acciaio, l’unico difensore dell’umanità contro i terribili mostri Haniwa che la regina Himika, supportata dai suoi tre ministri Hikima, Amaso e Mimashi, lancerà contro il nostro pianeta per conquistarlo.
Servendosi dei guanti, Hiroshi si trasforma in un cyborg potentissimo e con una successiva trasformazione diventa la testa del robot a cui si agganceranno i restanti componenti, lanciati da un’astronave appoggio chiamata “ig Shooter” e pilotata da Miwa Uzuki, la giovane assistente del professor Shiba.
La guerra sarà lunga e sanguinosa, ma Hiroshi aiutato dalla bella Miwa, riuscirà a prevalere anche se a costo di enormi sacrifici sia sul piano fisico che su quello morale; primo fra tutti accettare la sua diversità dagli altri esseri umani.
Paticolare risalto è dato al gruppo dei nemici che mai come ora ci viene caratterizzato così dettagliatamente; seguendo la serie vediamo un evoluzione costante dei personaggi fino al tragico avvicendamento al vertice fra la regina Himika e il malvagio Imperatore delle Tenebre (detto anche Signore del Drago), si arriva addirittura ad ammirare il coraggio e la lealtà alla causa di alcuni di loro, come il Generale Flora che alla fine della serie troverà il coraggio di ribellarsi all’imperatore sacrificando la propria vita per salvare Hiroshi, o dei ministri Hikima ed Amaso che non hanno perdonato al malvagio Signore del Drago l’assassinio della loro regina e del loro compagno Mimashi.
Molte sono le leggende fiorite intorno a questo cartone da quella che voleva un giovane Piero Pelù a cantarne la sigla, a quella che lo riteneva responsabile della morte di alcuni bambini che per imitare Hiroshi si erano lanciati dalle finestre (e la madre non gli aveva lanciato i componenti!!), io vorrei invece segnalare due cose:

   1) Finora è stato il primo ed unico cartone a mantenere la sigla originale sia come video che come canzone, limitandosi a tradurne il testo.

   2) Fu la molla che diede il via all’invasione di tutti i giocattoli robotica che di lì a poco avrebbero invaso le nostre case con la serie de “I Micronauti”, pupazzi che riproducevano fedelmente lo schema magnetico di aggancio di Jeeg oltre che le fattezze del corpo tranne che per la testa, modificata in Italia per ragioni di copyright.

 

 

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Daitarn III (Muteki Kojin Daitarn 3)
( scarica l'mp3 della sigla di "Daitarn III")

Meravigliosa serie in cui azione drammaticità e comicità demenziale alla Helzapoppin, si fondono magicamente in un prodotto che si può facilmente definire capolavoro.
L’accuratezza del mecha-design, sia per quanto riguarda il Daitarn che per quanto riguarda i nemici, arriva a dei livelli di precisione maniacale quali ne ho visti solo in Gundam, inoltre l’idea di dare alla faccia del robot espressioni umane dà un tocco di originalità ad ogni combattimento.
La storia: Haran Banjo è un giovane miliardario che vive in una villa in compagnia del fedele maggiordomo Garrison, e che nel suo sotterraneo cela la base del potentissimo robot Daitarn 3 con il quale il ragazzo deve combattere una razza aliena chiamata “Meganoidi” proveniente da Marte, che come al solito ha messo gli occhi sul nostro pianeta.
Questi alieni in realtà sono dei cyborg ideati dallo stesso padre di Banjo e sfuggiti al controllo del loro creatore, per il ragazzo quindi la missione riveste una duplice importanza: salvare la terra e vendicare il padre morto al momento della ribellione.
Aiutato da un improbabile coppia di agenti dell’Interpol, le “vamp” Reika e Beauty e dal solito ragazzino petulante di nome Toppy, Haran Banjo si lancia nell’avventura della guerra ai Meganoidi con epici scontri contro i potenti Megaborg (giganteschi meganoidi frutto di un accrescimento indotto), risolti sempre dall’invincibile “Attacco solare”, arma risolutiva che ci si chiede come mai non venga utilizzata all’inizio del combattimento (ragioni pubblicitarie?)
Alla fine in un epica battaglia nei cieli di Marte, i meganoidi saranno definitivamente sconfitti e il finale vedrà un triste scioglimento del gruppo a cui dopo quaranta episodi ci eravamo affezionati.
La ragione del successo di Daitarn non sta nella vicenda, la solita lotta fra il bene ed il male, bensì nel fatto che ogni episodio è ricchissimo di particolari comici e dissacranti nei riguardi di altre produzioni sia dello stesso genere che cinematografiche, oltre ad una generosa dose di autoironia.
Di per sé gia il protagonista è una parodia di James Bond, ruolo che aveva già ricoperto in un altro fumetto rimasto inedito in Italia, inoltre spesso e volentieri durante i combattimenti non mancano i riferimenti e le citazioni di numerosissimi film d’azione o di fantascienza (in un episodio compare addirittura la Morte nera di Guerre Stellari).
Non si contano poi altri esempi di autoironia come le espressioni annoiate dei nemici durante la lunghissima fase di trasformazione del Daitarn, o i tentativi sempre andati a vuoto delle due bellone di farsi notare da Banjo, con continui litigi degni del miglior fouilletton.

Haran Banjo (citazione da "Star Wars")
L’attacco solare
Beauty Tachibana Reika Sanio

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